Il riferimento storico

Dopo la morte di Carlo Magno, si ebbero delle lunghe lotte, fra i suoi successori, che portarono alla caduta di Pavia ed alla distruzione del palazzo imperiale. Nelle città del Nord Italia, dove non arrivava il potere politico dell'impero, a causa delle lotte di successione, cominciarono ad assumere una grande importanza, sia dal punto di vista religioso, sia da quello politico, i Vescovi. Durante questo periodo Milano e le altre città del Nord Italia e le relative campagne, conobbero un periodo di prosperità. Mentre i vescovi ottennero l'investitura del Papa e dell'aristocrazia, per governarle. Nacquero così i Comuni che rispecchiavano la completa autonomia delle città e dei loro territori, rispetto all'autorità centrale dell'impero. In quel periodo, l'espansione di Milano portò anche degli attriti fra le città confinanti come la stessa Pavia, Como, Lodi, Piacenza e Tortona. Queste diatribe fra le città furono bruscamente interrotte nel 1154, con l'arrivo in Italia di Federico Barbarossa il cui esercito devastò le terre degli alleati di Milano: Piacenza, Crema, Brescia e distrusse Tortona. Poi fu trionfalmente ricevuto a Pavia e proseguì per Roma dove fu incoronato imperatore. Prima di tornare in Germania mise al bando Milano privandola d'ogni autorità e del potere di emettere moneta. I milanesi costituirono allora una rete d'alleanze con Brescia, Piacenza e la Repubblica Genova, una delle più grandi potenze navali del Mediterraneo, poi combatterono contro i Comuni nemici: Pavia, Novara e Vigevano e chiesero a Lodi un giuramento di fedeltà, ma, questa rifiutò e, nel 1158, fu distrutta. I lodigiani, allora, chiesero aiuto all'imperatore che calò in Italia con un formidabile esercito che prima mise a sacco e distrusse le campagne e le cittadine poi assediò Milano che si arrese dopo un mese durante il quale erano scoppiate epidemie. Le condizioni di resa furono dure ma la città non fu distrutta, tuttavia, l'imperatore impose che la nomina dei consoli cittadini fosse ratificata dall'autorità imperiale affermando, in tal modo, l'onnipotenza dello Stato. La ribellione scoppiò di nuovo non appena l'impero nominò un podestà per reggere la città. Il Barbarossa dichiarò i milanesi e i loro alleati, ribelli, e scese di nuovo in Italia distruggendo Crema nel 1160.Nel 1161 rimise di nuovo sotto assedio la città, con un esercito formato da 100 mila uomini e 15 mila cavalieri, ma l'Arcivescovo, per non dover riconoscere il potere dell'impero fuggì a Genova. Il 26 marzo 1162 la città fu evacuata e distrutta così tutti comuni del Nord Italia persero la loro guida e si sottomisero all'autorità dell'impero. Nel 1164 nacque la Lega della Marca Veronese formata da Verona, Vicenza, Padova e Treviso con l'appoggio della potentissima Repubblica di Venezia. Subito dopo si formò la Lega Lombarda con Milano, Cremona, Mantova, Bergamo e Brescia, con l'appoggio della Repubblica di Genova. Nel 1167 i milanesi rientrarono in città e si prepararono ad una nuova rivolta costruendo una città fortificata, cui assegnarono nome Alessandria, in onore del Papa Alessandro III. La Lega Lombarda si estese ad altri Comuni del Nord Italia, fra i quali anche l'ex capitale dell'impero Romano d'Occidente, Pavia, che però fece marcia indietro quando l'esercito imperiale, sotto la guida dello stesso imperatore ritornò in Italia. Il 29 maggio 1176, a Legnano l'esercito imperiale si scontrò con quello della Lega, condotto da Alberto da Giussano, subendo una tremenda sconfitta. Milano cercò di far passare la vittoria della Lega come vittoria dell'Italia intera, non tanto perché ci fossero le premesse per l'unità d'Italia, ma per ampliare la sua influenza sul resto del Nord. Dopo la sconfitta, l'imperatore fu costretto a trattare la pace con il Papa Alessandro III, a concedere una tregua d'arme di sei anni e a perdonare le città ribelli. Nel 1185 l'imperatore riconobbe l'autonomia di Milano regalando il territorio episcopale che comprendeva Monza, Lecco, Busto Arsizio, Gallarate e Varese, ottenendo, come contropartita, una promessa d'alleanza che fu firmata a Reggio Emilia. La lunga lotta fra l'aspirazione all'autonomia ed il potere centralista dell'impero si concluse, così con la vittoria della libertà.

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